Relatività e fotografia

Il concetto del tutto è relativo, ben si applica anche al racconto fotografico di un bellissimo giorno come quello del matrimonio. Spesso nel nostro belpaese la creatività e lo spirito innovativo di chi si cimenta nella bellissima arte della fotografia dell’amore, si scontra con una realtà piuttosto dura. I clichè del matrimonio nostrano conducono, nella maggior parte dei casi, a fotografare una realtà distorta a priori.  Diciamo la verità, allo stato attuale siamo il popolo delle apparenze; il giorno del matrimonio si trasforma troppo spesso in una incredibile recita, dove la coppia non veste i panni della propria individualità, ma quelli di chissà chi e del chissa dove. Un vestiario “ingombrante” fa pendant con automobili altrettanto improponibili. Location sempre più sfarzose scelte, in modo scientifico, a ore di auto dal luogo della cerimonia.

Chiese di campagna deturpate da addobbi improponibili, giornate scandite da rigorosi formalismi, senza spazio per l’imprevisto e per il gioco. Il tutto per condire la fiera dell’apparenza.

Sfoglio con nostalgia gli album dei nostri nonni e dei nostri genitori, che amo citare fotograficamente qua e là nei miei lavori. Ai tempi si fotografava l’amore, e ciò traspare non solamente dai tagli dell’epoca, ma dalle cose semplici che erano, e dovrebbero ancora essere, il sale della vita e della vita di coppia. Situazioni creative sono senza dubbio propedeutiche ad una fotografia creativa; all’estero sono meno ingessati di noi, diciamocelo, e forse più interpreti di loro stessi. La mia fotografia, considerata “strana” nel nostro paese, è bollata come “classica” all’estero. Si, tutto è relativo.

Stupitemi. Sto cercando una coppia di visionari che credano nell’amore e nella semplicità, che fa tanto chic, per offrire un reportage dal sapore internazionale, ma con uno sguardo al passato. Ve ne sarò riconoscente.