Mi sento un poeta con la fotocamera

Gerald Waller

New shoes – Gerald Waller

Ecco, in questa logica ci stiamo muovendo in questi anni bui della fotografia. Nella logica di autoesaltazione di questo titolo; In Italia sicuramente, per quel che riguarda l’estero riesco a toccare con mano soltanto l’ambiente Francese, che per certi versi inizia ad assomigliare un poco al nostro. MI chiedo se riusciamo ad immaginare simili autoesaltazioni sulla bocca di un Doisneau o di un Bresson o di chi volete voi.

Dopo anni di professione, più o meno fortunata, continuo a sentirmi un bambino sulla riva del mare disposto ad apprendere e ad assorbire qualunque suggerimento o ispirazione dai grandi che incontro lungo il cammino, non solo fotografico, ma di vita e personale. Ma oggi la parola “scolaro” può offendere.

Si cari photographers di mediaworld, prima di imbracciare la fotocamera, e di imparare cosa è un diaframma o un hdr (diosantissimodellaaddoloratamartire) occorre respirare mondo, mostre, leggere libri, prepararsi all’arte. Respirare i quadri e le immagini dei grandi artisti della pellicola. Ben vengano i corsi base, le mostre collettive di fine corso, gli esercizi di fotografia. La strada è fatta anche di questo. Ma, una volta per tutte, ficcatevi in quella testa balorda che la fotografia è progetto, sviluppare un tema. Non ve lo ha detto il vostro insegnante? Non sa che oggi, più che mai, ha una responsabilità enorme dal punto di vista divulgativo? Non sa che anche dare il titolo ad una mostra può essere vieppiù fuorviante? No, probabilmente no, ed ecco che ad una banale provocazione, fatta in casa mia, il profilo “fecalbook”, giù improperi e messaggi privati urlanti alla lesa maestà.

Mi hanno insegnato, ma magari i miei insegnanti si sbagliavano, che una fotografia commovente ha un senso profondo, un momento particolare nella vita di qualcuno fermato in una fotografia. E per farlo ci vogliono anni di studio, e un cuore grandissimo per vederlo. Ancora prima di tempi e diaframmi. E allora si, sono un insensibile, non riesco ad emozionarmi con le piccole cose. Il gatto di casa, la coccinella, le ombre a cuore, gli hdr e tutto il resto. Ben venga tutto, e onore ai protagonisti, ma si faccia qualcosa di serio per la fotografia, si faccia vedere che la fotografia è anche altro. Perchè di questo passo la percezione delle masse sarà sempre che “basta fare click”. Auguri.