Le grand bleu, una mini serie

Trevignano romano è un paesino adagiato sulle sponde del lago di Bracciano. Per alcuni anni è stata la mia meta di quasi tutti i sabato mattina. Un luogo incantato per stampare le mie fotografie dal mio amico Gianni.

Luogo poi diventato ancora più caro perchè mi ha ospitato, quasi come una seconda patria, in occasione del mio Jour J con Nathalie, quattro anni fa.

È mia abitudine muovermi con una fotocamera, a volte in film, a volte in digitale e una di quelle mattine mi trovai improvvisamente davanti a una scena che sembrava venire dal passato. Niente telefoni cellulari, da lontano scatto la prima fotografia e intuisco il gioco che si svolgeva davanti a me. 

Immediatamente collegai quella scena a un gran bella pellicola, questa volta intesa in senso cinematografico, Le grand bleu. Molti di voi lo ricorderanno.

Una gara di tuffi tra ragazzi che si gettavano dal molo principale, proprio di fronte al municipio. MI avvicino, devo dire con impazienza sperando che la scena non si esaurisse nel volgere di pochi secondi, raggiungo la fine del molo e cerco una posizione adatta al racconto ma facendo attenzione a non turbare la atmosfera ludica e spensierata.

Inizio a scattare con pazienza centellinando i click e, quando il gioco si esaurisce, mi siedo a terra accanto a loro per un’ultimo scatto.

Scelgo cinque fotografie, una fotografia centrale corredata da due immagini ai lati in modo simmetrico. Il gruppo e la solitudine di fronte alle prove che la vita riserverà a quei ragazzi, in un gioco che si perpetua, qualcuno mi spiegò quella mattina, da quando esiste Trevignano. 

Cosa ho la pretesa di insegnare con questo episodio di vita?

La fotografia è una cosa semplice a patto che si sappia cosa dire. Ci siamo mai soffermati sul significato profondo di questa frase?

Sapremo cosa dire e lo diremo in modo semplice, se abbiamo vissuto, se abbiamo letto, magari studiato letteratura, cinema e perchè no, magari matematica, e perchè no, anche fotografia, se abbiamo frequentato mostre, seguito i grandi fotografi del passato e viventi.

Dire qualcosa in immagini comporta la conoscenza, oltre che del linguaggio, Si, perchè la fotografia è una lingua vera e propria, con le sue regole che possono essere anche abbattute, a patto di conoscerle e conoscerle bene

Soltanto la conoscenza saprà formare e poi esaltare quel mirino psicologico unico e profondo che tutti noi abbiamo dentro. 

Dobbiamo solo avere il coraggio di scalare la montagna, incuranti del sudore.

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