Io lo ho più lungo del tuo…

Questo titolo me lo ha suggerito un collega, il quasi simpatico Fabio, e lo ringrazio infinitamente per questo. Si discute spesso amabilmente della tendenza della fotografia, digitale aggiungo. La guerra commerciale dei grandi marchi si continua a combattere sul terreno delle performance tecniche più o meno improponibili delle fotocamere prosumer e, come dirò in un prossimo articolo, ora pure sulle mirrorless.

Il fotografo evoluto di oggi  mediamente viene ancora dalla preistorica pellicola,  un tempo in cui la cultura della immagine non era stata distrutta e “attentata” (passatemi questo termine terroristico) dal diluvio di immagini scambiate giornalmente sui vari social, fecalbook in primis (ops… facebook, lo so non dovrei esagerare, visto che devo necessariamente presidiarlo secondo le sacre scritture del web marketing. A quei tempi la composizione era una religione e spesso assieme alla parte concettuale era considerata una vera e propria opera d’arte, per non dire che una fotocamera professionale era appannaggio di pochi eletti.

Oggi una “full frame” se la possono permettere quasi tutti e i vari marchi, e purtroppo anche il mio (Canon), strizzano l’occhio alla new generation di fotografi (ma direi più appassionati) che non hanno vissuto il travaglio del passaggio pellicola – sensore, e sono figli “completi” del bit e del megapixel. Persa per la strada quella poesia, non resta altro che stuzzicare le masse su chi ne ha di più e su chi ha più ISO in canna.

La Canon 6D, full frame prosumer uscita proprio in questi giorni, può vantare 20 Megapixel distribuiti su una superficie di 24×36 MM, e una sensibilità massima di 102.400 ISO… ad un prezzo di circa 1550 euro. La guerra a chi lo ha più lungo non è finita.