Hotel Bramante Todi

Una delle location in cui ho scattato un matrimonio che ricordo con piacere assoluto, è senza dubbio l’Hotel Bramante di Todi. A pochi passi dalla magnifica Chiesa di Santa Maria della Consolazione, ha una vista mozzafiato sulla vallata sottostante, in cui è incastonato senza minimamente ferirla. Un sapiente mix di bellezza, professionalità e alta cucina.

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La cucina e tutta la gestione, organizzazione della sala ristorante dell’Hotel Bramante di Todi è affidata allo chef Aldo Mosca, umbro di adozione ma di origine pugliese.

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Dopo essersi diplomato all’Istituto alberghiero di Bari, Aldo lascia la sua terra di origine per esperienze lavorative che lo porteranno a frequentare hotel e ristoranti in Italia, Sardegna, Madonna di Campiglio, Livigno, Sirmione e all’estero, Svizzera e Austria.

Personale gentilissimo e preparato, dalla professionalissima Elena Montori, che ci ha messo a nostro agio dal primo minuto, a tutto il personale di sala. Grazie e a presto!

What you put in the frame determines the photograph

Per l’ultimo giorno dell’anno, vi propongo una interessantissima intervista al maestro Meyerowitz, in questi tempi di HDR ed esercizi con i filtri ND… Un invito a iniziare il nuovo anno con un approccio fotografico rivolto a ciò che conta davvero.

“When you put the frame up to your eye, the world continues outside the frame. So what you put in and what you leave out are what determines the meaning or potential of your photograph. But you must continue to keep in mind that there’s plenty of stuff going on off-stage and [think about] what bearing the rest of the stuff off-stage have…”

“My interest is not in the singular thing but photographing the relationship between things.”

Joel Meyerowitz

Il pancake è servito

Conoscete il noto pancake americano? E da quando in qua mi piacciono i dolci? In realtà non sto parlando di lui, a richiesta posso inviare la ricetta…, ma di una serie di lenti dalla filosofia costruttiva talmente slim da somigliarci davvero. Chi mi conosce sa che detesto parlare di attrezzatura fotografica, tanto da aver oscurato con un tenace nastro adesivo telato nero, il marchio delle mie reflex digitali, da corpi e obiettivi. Apro una breve parentesi.
Ho ripreso a viaggiare, e mi son trovato davanti all’ostacolo di tutti i fotografi che viaggiano, per lavoro o per passione. Per realizzare dei reportage validi, soprattuto di street, occorre risparmiare peso senza perdere qualità e avere una attrezzatura il meno invasiva possibile.

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Il mio caso clinico era ancora di più difficile soluzione perchè toccato nuovamente dal sacro fuoco della pellicola.

Sono felice possessore di una rolleiflex 3,5F e portarla a spasso, nonostante la sua semplicità d’uso non è proprio una passeggiata di salute. Inoltre un back-up digitale della giornata è sempre necessario per la sua velocità di impiego. Casa Canon (mi tocca nominare il marchio) ha prodotto già un bel poco di tempo fa una lente in cui mi sono imbattuto proprio cercando di trovare qualcosa che fosse consono al mio stile fotografico e alle sopraggiunte nuove esigenze, il Canon EF 40mm f/2.8 STM in formato pancake. Ordinato su amazon e arrivato in tre giorni, l’unboxing è stato piuttosto scioccante.

Un prezzo irrisorio, in relazione alle serie L in mio possesso, una “lentina” centrale apparentemente in stile Holga, larga poco più di un tappo copri obiettivo per 130 grammi di peso. Convintissimo di aver acquisito qualcosa che non mi avrebbe mai dato le prestazioni di uno dei 50mm di casa Canon, nonostante le recensioni positive, lo monto sulla mia 5D Mk3 e inziano le sorprese. Una qualità costruttiva notevole con montatura metallica e un barilotto in materiale plastico che da impressione di grande solidità. A questo si aggiunga un sottile anello per la focheggiatura manuale continua che, seppur privo dei segni delle distanze, è molto gradevole da usare. Un altro mondo rispetto al 50 f/1.8 testato e restituito due giorni dopo.

Appena meno scettico, lo monto in camera e inizio a scattare. Riassumerò le mie impressioni in 3 punti. Qualità ottica, autofocus e qualità dello sfocato (Per i fissati da forum risulterò eretico usando la parola italiana), e le mie personalissime conclusioni.

Qualità ottica
Incredibile, se rapportata a prezzo e dimensioni. Utilizzabilissima e già nitidissima a f/2.8, registro solo una certa vignettatura su full-frame, per altro correggibile con un click. Per me è un qualcosa che costituisce invece il “carattere” della lente. Da f/4.0 a f/8.0 mi pare incisissimo e i bordi del fotogramma hanno uno sharpening che fa impallidire senza ombra di dubbio il noto “cinquantino” economico.

La focale di 40mm che può sembrare un compromesso tra il 35 e il 50, in realtà per i miei scopi è fantastica. Buona per i ritratti, i paesaggi e lo street puro, in giro per il mondo.
Le linee sono dritte, perfette oserei dire, aberrazione cromatica e flare controllatissimo e al pari di obiettivi ben più costosi. Trovo invece il paraluce Canon alquanto inutile, nonostante concettualmente diverso da quelli a cui siamo abituati. Potrete però sbizzarrirvi con i filtri (quelli veri) in quanto il costo per il diametro di 52mm, è piuttosto contenuto.

Messa a fuoco e qualità dello sfocato
Il motore di messa a fuoco è un STM, progettato in realtà per la messa a fuoco continua nei video (per sistemi compatibili). In molti si lamentano della lentezza e della rumorosità. Vi assicuro che seppur più lento degli USM a cui sono abituato, è un fulmine di guerra, pure abbastanza silenzioso, decisamente oltre le Mirrorless tanto decantate. Lo sfocato? Bellissimo, più morbido del 50mm f/1.8 con cui non ho mai avuto feeling, grazie alle 7 lamelle arrotondate di cui dispone. Il distacco del soggetto dallo sfondo anche a diaframmi non apertissimi è davvero bello da vedere. E Il fuoco parte da 30cm! Ottimo per ritratti ambientati e fotografie still life in stile reportagistico.

Conclusioni
Non amo le recensioni tecniche. La fotocamera è lo strumento per la realizzazione di un progetto. E in questa ottica è la mia chiacchierata.
Il mio feeling è stato immediato, dalla qualità costruttiva alla qualità ottica. La trovo splendidamente e sorprendentemente adatta alle mie caratteristiche di scatto, come focale e come dimensioni, Mi consente in viaggio di essere “leggero”, di non spaventare i soggetti, e di affrontare tutto, dal ritratto ambientato alla street vera e propria e al reportage, senza disdegnare il paesaggio. Si avvicina tantissimo al 35mm, ma per avere le sue prestazioni superiori, bisogna sborsare ben altre cifre. Chi ha detto che un obiettivo da lavoro debba costare 2000 euro?

Ora dite la vostra e parlatemi delle vostre curiosità! E se volete provarlo, qui troverete la versione nera, CANON EF 40mm f 2.8 STM, Black
, e qui la versione in bianco, CANON EF 40mm f 2.8 STM, White
. E se acquistate prima del 15 Gennaio avrete un buono Canon da 30€!

All because of you

Eri li ad aspettarmi, sulla scalinata del Teatro dell’Opera di Roma, e siamo entrati da “Cotto”, noto caffè di via Torino per prendere un drink e parlare di fotografia.

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Ci siam presi per mano e non ci siamo lasciati più.

Tempo di bilanci. Si sta chiudendo un bellissimo anno, di quelli che se si potesse fare, metterei il rewind. Ho conosciuto coppie stupende e bellissime storie d’amore. Ma soprattutto, ti ho sposata a coronamento di un breve quanto bellissimo pomeriggio romano. Hai portato una ventata di freschezza e di ispirazione vitale e fotografica, con grande semplicità. Ho viaggiato e fotografato in una girandola di emozioni, Napoli, Venezia, Montpellier, Marsiglia, la Provence e la Camargue, Parigi, gli Stati Uniti con le due facce di Detroit e Los Angeles, dal ghiaccio dei grandi laghi alla Walk of Fame. E ora, a chiudere questo 2014, il viaggio in India che spero di racchiudere in un racconto fotografico da scaricare in eBook o da acquistare online in formato cartaceo.

Grazie di essermi vicino. En avant pour la dolce vita!

Che domande fare a un fotografo di matrimonio?

Sono tempi difficili per la fotografia professionale, forse di più ancora per quella di matrimonio, ma tralasciamo in questa sede le opportune considerazioni del caso. Siete alla ricerca di un fotografo che possa trascrivere in immagini la storia delle vostre nozze? Spesso mi capita di imbattermi in articoli di tutte le forge, con la lista di possibili domande da fare a un fotografo una volta visionato il suo portfolio…

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Cosa pensa se gli invitati scattano fotografie durante il suo lavoro?
Cosa indosserà al mio matrimonio?
Mi darà un CD con gli scatti?

Domande relativamente importanti che presumibilmente riceveranno le medesime risposte, che le facciate a tre o trenta fotografi. Se stai incontrando un fotografo, il fotografo che forse sceglierai per raccontare la tua storia d’amore, il tuo obiettivo è conoscerlo. Passerete assieme gran parte della giornata e forse conoscere il suo spessore artistico, il suo grado di disinvoltura, sapere di potersi abbandonare e dargli fiducia, di condividere lo stesso senso dell’umorismo è importante quanto la bellezza del suo portfolio. Se sei una sposa e stai cercando il Tuo fotografo, ti suggerisco una serie di domande da aggiungere a quelle più scontate dei tanti portali e magazine dedicati al matrimonio.

Come trascorri il tuo tempo libero?
Qual’è il tuo più bel ricordo di un matrimonio?
Quale il tuo ricordo peggiore o la cosa peggiore capitata durante un matrimonio?
Cosa ti rende più orgoglioso?
Come sei diventato fotografo di matrimonio?

Domande di questo tipo ti faranno entrare un poco nell’anima della persona che documenterà il tuo giorno più bello. Quindi, se sei una sposa alla ricerca del miglior fotografo per il tuo wedding day, le domande migliori sono quelle che metteranno a nudo le visioni di un “visionario”, e che ti faranno amare non solo il portfolio ma anche l’artista che lo ha creato.

Ora è il tuo turno, che domande aggingeresti?