All because of you

Eri li ad aspettarmi, sulla scalinata del Teatro dell’Opera di Roma, e siamo entrati da “Cotto”, noto caffè di via Torino per prendere un drink e parlare di fotografia.

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Ci siam presi per mano e non ci siamo lasciati più.

Tempo di bilanci. Si sta chiudendo un bellissimo anno, di quelli che se si potesse fare, metterei il rewind. Ho conosciuto coppie stupende e bellissime storie d’amore. Ma soprattutto, ti ho sposata a coronamento di un breve quanto bellissimo pomeriggio romano. Hai portato una ventata di freschezza e di ispirazione vitale e fotografica, con grande semplicità. Ho viaggiato e fotografato in una girandola di emozioni, Napoli, Venezia, Montpellier, Marsiglia, la Provence e la Camargue, Parigi, gli Stati Uniti con le due facce di Detroit e Los Angeles, dal ghiaccio dei grandi laghi alla Walk of Fame. E ora, a chiudere questo 2014, il viaggio in India che spero di racchiudere in un racconto fotografico da scaricare in eBook o da acquistare online in formato cartaceo.

Grazie di essermi vicino. En avant pour la dolce vita!

Che domande fare a un fotografo di matrimonio?

Sono tempi difficili per la fotografia professionale, forse di più ancora per quella di matrimonio, ma tralasciamo in questa sede le opportune considerazioni del caso. Siete alla ricerca di un fotografo che possa trascrivere in immagini la storia delle vostre nozze? Spesso mi capita di imbattermi in articoli di tutte le forge, con la lista di possibili domande da fare a un fotografo una volta visionato il suo portfolio…

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Cosa pensa se gli invitati scattano fotografie durante il suo lavoro?
Cosa indosserà al mio matrimonio?
Mi darà un CD con gli scatti?

Domande relativamente importanti che presumibilmente riceveranno le medesime risposte, che le facciate a tre o trenta fotografi. Se stai incontrando un fotografo, il fotografo che forse sceglierai per raccontare la tua storia d’amore, il tuo obiettivo è conoscerlo. Passerete assieme gran parte della giornata e forse conoscere il suo spessore artistico, il suo grado di disinvoltura, sapere di potersi abbandonare e dargli fiducia, di condividere lo stesso senso dell’umorismo è importante quanto la bellezza del suo portfolio. Se sei una sposa e stai cercando il Tuo fotografo, ti suggerisco una serie di domande da aggiungere a quelle più scontate dei tanti portali e magazine dedicati al matrimonio.

Come trascorri il tuo tempo libero?
Qual’è il tuo più bel ricordo di un matrimonio?
Quale il tuo ricordo peggiore o la cosa peggiore capitata durante un matrimonio?
Cosa ti rende più orgoglioso?
Come sei diventato fotografo di matrimonio?

Domande di questo tipo ti faranno entrare un poco nell’anima della persona che documenterà il tuo giorno più bello. Quindi, se sei una sposa alla ricerca del miglior fotografo per il tuo wedding day, le domande migliori sono quelle che metteranno a nudo le visioni di un “visionario”, e che ti faranno amare non solo il portfolio ma anche l’artista che lo ha creato.

Ora è il tuo turno, che domande aggingeresti?

Come diventare un conceptual photographer

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Lezione 1
Siamo chiari! Non sei un photographer! Sei un ARTISTA che usa un “media”!

Lezione 2
Prima di scatare una sola fotografia, trova un concetto e, appena lo hai fissato in testa scatta e ripetilo… ripetilo… ripetilo… ripetilo… ripetilo… ripetilo… ripetilo… ripetilo…

Lezione 3
Non aver paura di produrre immagini che sembrano vuote a prima vista (da un punto di vista squisitamente intellettuale). Più risulterà semplice la tua immagine, più necessiterà di complesse spiegazioni.

Lezione 4
Dannazione!… Il tuo concetto non è abbastanza originale! L’idea del photo-booth vuoto è già brillantemente sbocciata nella testa di Miss Leibowitz! Ma niente panico… aggiungi il tuo tocco personale e fa vedere che questo tributo al suo lavoro altro non è che parte integrante del tuo concetto.

Se sei d’accordo e ti è piaciuto questo rapidissimo corso, non puoi evitare di condividerlo… e di farlo conoscere ai tuoi amici appassionati!

Coup de foudre

selfieArriva un punto in cui due che si stanno cercando, alla fine si trovano. Non è stato così soltanto per mia moglie, Nathalie, ma anche qualcosa di così fuori moda come la cosiddetta fotografia analogica.
Da alcuni mesi a questa parte per scelta e per caso, mi son trovato tra le mani alcune fotocamere assai vintage, perfettamente funzionanti. E’ stato un vero colpo di fulmine, un feeling immediato, del suono e di forme, con quel clack meccanico e intimo che nessuna digitalina, potrà mai darti.

In quest’ultimo caso però, posso parlare di un amore ritrovato, visto che tanti anni mi iniziai alla fotografia proprio con le identiche emozioni, con tanto di camera oscura. Tutti i colpi di fulmine meritano comunque una accurata verifica! Fu così che con l’ultima arrivata in famiglia, arrivò il colpo di grazia, La Rolleiflex.
Le inimitabili stampe  poi, mi hanno convinto, a questo punto della mia vita fotografica, di essere di fronte a un bivio.

La Rolleiflex è un oggetto fotografico assai peculiare. Abituarsi alla sua inquadratura invertita non è semplicissimo, e non è nemmeno leggerissima, ma consente inquadrature inusuali e tempi di posa impensabili per qualunque apparecchio, reflex e a telemetro. E poi, c’è il leggendario taglio quadrato che a saperlo fare, consente una composizione semplice e priva di fronzoli. Cosa fareste voi? Accettareste il destino come la fede al dito, oppure lo contrastereste, rischiando di perdere il treno della felicità?

Scattate fotografie orribili senza saperlo. Una risposta

L’articolo di Roberto Cotroneo (Scattate fotografie orribili senza saperlo. Vi stanno ingannando… ) e la sua immensa diffusione in un mondo così social”mente” pieno di fotografia spicciola mi ha sorpreso non poco. E ora eccomi qui a scrivere una risposta, da piccolo artigiano e non da intellettuale come si autodefinisce l’ottimo Cotroneo, insegnando in Università.

Nessuna polemica. Mentre scrivo, maneggio dei negativi scattati con una Zorki 4K, pessima imitazione della Leica posseduta dall’autore dell’articolo. Nel mio piccolo, cerco di dare un apporto alla battaglia contro il senso comune di oggi, per il quale uno smartphone nelle mani sbagliate, può far credere a tutti di essere ottimi fotografi, con colori iper saturi, contrasti impossibili e tutti i bla bla che ne conseguono.

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Come molti “colleghi” ritengo però che uno smartphone di oggi, in mani sapienti, (sapienti riguardo l’uso che se ne possa fare e senza entrare in dettagli tecnici) possa consentire scatti di tutto rispetto e in condizioni impossibili rispetto ad altre fotocamere, e pure stampabilissimi. Mi ritengo un purista della immagine ma, ciò nonostante, senza paraocchi. Sono consapevole dei difetti e delle derive sottoculturali della fotografia odierna, ma cerco di vivere il travaglio del passaggio prendendo il buono dalle novità.

Mi sono molto incuriosito e ho notato che l’autore ha una bel profilo Instagram. Alcune son belle foto davero. La foto di profilo è una Leica. Il Cotroneo si identifica in una fotocamera, come un comune ph di mediaworld? Le immagini, a giudicare dai tag, son quasi tutte immagini da negativo scattate con la prode Leica e poi, digitalizzate. Un processo lungo, spero svolto personalmente.

Instagram è tutt’altro che questo.

Senza polemica Signor Cotroneo, ma quello che conta è il manico, e io mi tengo la mia Zorki 4k.