Dieci domande a Robbie McIntosh

Ciao Robbie, ti seguo da diversi anni e finalmente ho l’occasione di porti alcune domande che saranno anche di utilità a chi si appassiona a una fotografia fatta in strada di qualità e poco legata alle mode del momento.

Ciò che rende interessante la tua fotografia è senz’altro la modernità che conserva alla radice molti richiami ai classici americani. Ma veniamo a noi.

Robbie, quando hai iniziato a pensare di fotografare sul serio? Se dovessi definirti come fotografo, come ti inquadreresti?

Probabilmente quando ho iniziato a sviluppare da solo la pellicola. Credo sia un processo fondamentale per acquisire maggiore consapevolezza di se stessi e di ciò che si fotografa. Mi definirei un fotografo eclettico. Ho un lato istintivo e uno riflessivo. Generalmente dò sfogo al mio lato istintivo con il piccolo formato, perfetto per le foto fatte velocemente, mentre quello riflessivo emerge quando impiego il medio formato, che giocoforza richiede ragionamento e studio.

Hai una focale di riferimento per il tuo lavoro? E se si perchè?

Sul piccolo formato preferisco le focali medio-grandangolari come 28 e 35mm. Mi piace avvicinarmi ai soggetti, stabilire una sorta di contatto, essere “dentro” la scena. Sul medio formato uso sia il normale che il grandangolo.

Nel tuo immaginario, quali sono i fotografi che ritieni ti abbiano ispirato di più?

Garry Winogrand, Lee Friedlander, Stephen Shore, William Eggleston, Robert Frank, Martin Parr, Luigi Ghirri, Marco Pesaresi.

Qual’è il tuo modus operandi e come ti approcci ai soggetti che fotografi? Preferisci essere in movimento continuo o fermarti, aspettando il momento?

Dipende dalla situazione. Cerco di ambientarmi nel contesto, essere accettato e “digerito” dai presenti e quindi inizio a fotografare.

Quanto è importante per te la attrezzatura fotografica? Hai delle preferenze? E se si, perchè?

Sul piccolo formato uso soltanto Leica, e i motivi sono tanti. Qualità delle ottiche, leggerezza, discrezione, silenziosità. Sono le uniche macchine che mi fanno sentire invisibile. 

Sul medio formato uso una Hasselblad 500 C/M (principalmente con il Distagon 50mm) e una Rolleiflex 2.8E. 

Quando esci con la fotocamera hai una linea da sviluppare o ti lasci guidare dalle sensazioni del momento? Stai lavorando a progetti specifici? E se si, come sono nati?

Dipende dai periodi. Nei mesi estivi uso soltanto il piccolo formato e porto avanti la mia serie “On The Beach” (arrivata oramai al settimo anno di età). Vado in giro per le spiagge e documento quello che succede sotto i miei occhi. Nei mesi invernali porto avanti la mia serie “Topographic State of Mind” (arrivata anch’essa al settimo anno di età), concepita e realizzata in medio formato, e ambientata in luoghi aventi un immenso potenziale di bellezza, ma nei fatti seppellita e vilipesa dalla mano dell’uomo. Durante il resto dell’anno mi dedico a serie e progetti più brevi, lasciandomi guidare dalle idee che mi vengono fotografando per strada.

Hai abitudini particolari o ci sono momenti particolari in cui esegui le sessioni? Preferisci eventualmente essere in compagnia?

Preferisco la mattina, sul presto. Non disdegno la compagnia, ma credo di aver fatto le mie fotografie migliori in assenza di altri fotografi, probabilmente perchè riesco a concentrarmi totalmente.

Preferisci il bianco nero al colore per i tuoi lavori, e se si, perchè? Cosa pensi del dualismo Digitale FIlm? Lo senti ancora presente dentro di te?

In linea di massima, preferisco il bianco e nero per il piccolo formato, ed il colore per il medio formato. Le ragioni sono prevalentemente di natura estetica ed espressiva, e anche funzionali rispetto ai contenuti delle fotografie stesse. Il dualismo digitale/film sinceramente non mi interessa, il supporto usato deve essere un mezzo e mai il fine.

Come ti senti scattando nelle strade del tuo paese? Avverti più spesso sentimenti di ostilità o di gentilezza nei tuoi confronti?

I comportamenti dell’essere umano sono imprevedibili, e questo rappresenta al tempo stesso un elemento di rischio e di eccitazione ogni qualvolta fotografo per strada. Fa parte del gioco.

Ci consiglieresti un libro di fotografia?

Uno solo? Allora dico “Uncommon Places” di Stephen Shore.

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